Giulianova, Rockroads, 23 Jul 1988

27 Jul 1988
La Repubblica
Ernesto Assante

Fra Rap E Reggae Tutto Il Rock Fuori Dagli Schemi

GIULIANOVA Il rock di stagione, seguendo gli umori dell' estate, dovrebbe essere lieve e danzabile, adatto alle discoteche da spiaggia e ben lontano dalle metropoli cantate con passione dagli eroi più grandi del genere. Ed invece il rock, curiosamente attento al fluire delle cose del mondo, non ha nulla di veramente stagionale e poche cose del suo poderoso catalogo sono adatte alla stagione in corso, come ha ampiamente dimostrato la terza edizione di Rockroads, svoltasi a Giulianova dal 22 al 24. Il festival di quest' anno, come del resto nelle sue passate edizioni, ha posto l' accento sulla produzione più nuova del rock britannico e sulle ultimissime tendenze di una scena che non ha più un' immagine uniforme, non conosce regole fisse e tende a far convivere, in uno stesso scenario, immagini e atmosfere molto diverse fra loro.

Rock fuori schema, dunque, musica sui generis, che utilizza, a seconda dei casi, stilemi diversi, è quella che le nuove leve del rock britannico propongono al giorno d' oggi e che Rockroads cerca di fotografare ogni anno con un' istantanea che risulta sempre ricca di sorprese e di utili indicazioni per la stagione a venire.

In questo senso la giornata più interessante del festival è stata senza dubbio la prima, che ha visto in scena, per aprire la rassegna il nuovo gruppo dell' ex-Housemartins Norman Cook, Double Trouble, una formazione hip-hop nella migliore tradizione, con Cook nelle vesti di d.j. e beatmaster. Il rap, dalle nostre parti, non gode di grande fortuna, mentre in tutta Europa e in America è senza dubbio la musica del momento: vivace, ritmatissima, fatta di poche, semplici cose, ma coinvolgente e modernissima. Double Trouble sono un classico rap set, con due rappers ad occupare la scena e Norman Cook pronto, con i suoi giradischi, a rubare suoni e ritmi da incisioni altrui: è musica di strada, ricca di idee e d' improvvisazione, duttilissima e veloce, come quella che ha proposto anche Derek B., il rapper più in vista della nuova scena britannica, ai vertici delle classifiche con il suo primo album, Bullet From A Gun, accolto comunque senza grandissimo entusiasmo da un pubblico che invece del rap e della commistione dei generi, dichiara apertamente di apprezzare il rock più classico e rigoroso, fatto di certezze incontestabili e di solide emozioni. Derek B. invece è un personaggio da tenere d' occhio, un vavicissimo rapper dell' east end che mette insieme testi ricchi di politica e di rabbia con un funk ad alto potenziale, missato con grande abilità da un d.j. eclettico e spettacolare.

Il rock, quello più passionale e forte, è arrivato a Giulianova da parte di una banda italiana, quella dei Gang, che ha proposto il suo nuovo spettacolo con grandissima grinta e personalità, facendo definitivamente dimenticare gli evidenti debiti di riconoscenza verso i Clash che il gruppo ha fino ad oggi avuto, in favore di una musica più ricca e vivace, più originale ed emotiva, capace di muoversi tra atmosfere internazionaliste, musica dal sapore latino, combat rock e reggae. Ed il set accolto con maggior calore nella prima serata è stato proprio di reggae, quello di una delle star più famose e longeve della musica giamaicana, il grande Desmond Dekker, atteso da una grintosissima pattuglia di skinheads italiani, rude boys dalla testa rasata che han fatto penare per qualche minuto il servizio d' ordine prima di mettersi a ballare sul ritmo dei classici proposti da Dekker nel suo stile migliore.

Le strade del rock si sono incrociate e fuse anche nella seconda serata, con la musica psichedelica dei Vegetable Men, la formazione che ha vinto quest' anno il concorso Indipendenti, curiosi ma acerbi, con il Jive degli Chevalier Brothers, che tra brani di Louis Prima e Louis Jordan hanno offerto un set divertentissimo e travolgente, con la musica indicibilmente romantica e sentimentale di John Martyn, un grande della canzone britannica, che in perfetta solitudine ha proposto il meglio del suo ricchissimo canzoniere, da Johnny Too Bad a May You Never, fino alla world music di Martin Stephenson and The Daintees, capaci di spaziare tra pop leggero, musica tradizionale, country, folk e rock con molta personalità.

La sorpresa migliore è stata quella dei Wedding Present, una guitar band vigorosissima e melodica, che con gradevolissimo intreccio ritmico tra chitarre e batteria ha offerto forse il migliore set della rassegna, portando l' accento sulla recente produzione del pop britannico, che recupererà tradizioni e novità, facendo virtù di una grande semplicità di modi e d' espressioni.
Il gran finale, domenica, era affidato a Carmel ed ai Woodentops, che hanno concluso in bellezza una rassegna interessante e ricca di ottima musica.

di ERNESTO ASSANTE
27 luglio 1988

muffnote:
The only reason for including this piece is that it proves John played a solo performance at the Rockroads festval in 1988 in Giulianova, on the third and final edition. This review was published by La Repubblica. John was not announced on the posters but apparently was present on the Saturday night, so 23 July 1988. My guess is he came as a replacement for Van Morrison and the Chieftains.

25 years later someone else remembered the festival fondly in a local magazine:

Eh sì, sono [anno 2013] passati 25 anni dalla terza ed ultima edizione di un festival che vorremmo amabilmente definire seminale. Tre edizioni in crescendo, per numero e qualità degli artisti coinvolti, ma anche per partecipazione del pubblico.
Eh sì, perché si suonava in luglio in uno scenario incantevole. Un bel parco con pineta di fronte al mare, ed il 90% del pubblico era forestiero.
Lì potemmo apprezzare la gentilezza di Martin Stephenson, il carisma del grande John Martyn, la simpatia hip-hop di Norman Cook. L’edizione dell’88 vide oltre tremila paganti nelle tre serate. Non male.