Italian
Excuse Me Mister
Published 1st February, 1999Intervista a John Martyn
Ci sono sognatori che per qualche accidente del destino diventano chitarristi e songwriter e poi scrivono canzoni che sembrano scendere direttamente dalla luna (rosa, possibilmente). Ovvio che sulla terra, e nel mondo del rock'n'roll, hanno una vita difficile, se non impossibile: per loro, abituati ai cicli delle stagioni, a respirare aria pura (solida, forse), a sognare il mare e a cantare canzoni di Skip James, la velocità e le assurdità del ventesimo secolo devono essere sembrate dei mostri, degli errori universali. Così, se ne sono andati: l'elenco è lungo e meritevole di altro spazio, ma parte da Nick Drake e arriva a Jeff Buckley: spiriti troppo pieni di poesia per un mondo di chiacchiere.
Il Verificatore
Published 1st September, 1995
Lonely fat man goes off the deep end in Italian tragedy set in Naples.
John has two songs on the score:
Lonely Love and Never Let Me Go.
Peter Gordon did the other three tracks.
Film also known as The Gas Inspector/ The Meter Reader.
Lonely Love | May You Never (test pressing)
Published 1st April, 1986The Bottom Line:
How rare can you get: test pressing for a promo item.
Lonely Love | May You Never
Published 1st April, 1986The Bottom Line:
Special giveaway for short Italian 1986 tour
John Martyn | Ai Confini Del Folk
Published 11th January, 1981Dopo tre anni di silenzio il chitarrista folk Brittannico torna con un album Grace & Danger in cui ripropone le sue linee di folk-rock. John Martyn è stato recentemente in Italia per una serie di concerti. L'intervista a Roma.
Ai confini del folk
Dry Martyn
Published 1st January, 1981[Interviste]
30% Rock – due dita di reggae – una spruzzata die folk

intervista di john martyn
di angelo pinna e ernesto assante
Fa bene chi dice, nell'anno 1980, che non bisogna a «riscoprire» John Martyn, ma semplicemente dare a lui e alla sua musica lo spazio che merita, per dodici anni di carriera che annoverano più luci che punti oscuri, sin dal lontano London Conversation, che narrava del folk, fino a giungere al nuovo Grace and Danger, ennesima prova di lucidità e di rinnovamento. Eppure John Martyn non ha un gran seguito di massa, ma più che altro dei fedeli seguaci, che lo hanno seguito attraverso gli anni, attraverso le semplici atmosfere di The Tumbler, ai ricami fastosi di Stormbringer, alle complicazioni di Road To Ruin, risoltesi in meglio in Bless the Weather, fino ad arrivare ai capolavori di Solid Air, fluido, spontaneo, costruito con tanta grazia e amore da lasciar sorpresi, e Inside Out, con tutto il suo bagaglio di originalità, per giungere ai nostri giorni ed ai recenti concerti italiani, che lo hanno visto in versione elettrica, sempre lucido e creativo. Martyn ha ancora molte cose da dire, il suo bagaglio musicale si è sempre più arricchito, fino a giungere ad una sintesi personalissima ed originale di blues, folk, jazz e rock che pochi altri han saputo farci assaggiare, e che Martyn continuerà ad esplorare nei suoi prossimi lavori. Lo abbiamo intervistato a Roma dopo il suo concerto al Tendastriscie1, dove la sua musica si è dovuta adattare alle condizioni climatiche, al vento, e alla pioggia che insistentemente han partecipato al concerto.
John Martyn/ Intervista [Rockerilla]
Published 1st January, 1981Una vita, quella di John Martyn, percorsa in una dozzina di sequenze, di cui, almeno tre, Solid air, Inside out e Grace & danger, l'ultimo lavoro, passeranno alla storia della rock music, componendone una pagina atipica ed intelligente, confortata dall'apporto geniale di poche altre menti non meno valide e particolari: Nick Drake per primo, Jon Mark, Jonny Almond, Pete Atkin, Roy Harper, Michael Chapman, Kevin Coyne e qualche altro.
E' Hamish lmlach, chitarrista e folksinger scozzese molto vicino alla tradizione, a dargli i primi rudimenti alla chitarra, ma la cronaca vuole che sia Bert Jansch, in un solo anno, a smaliziarlo su tutte le difficoltà del finger picking più evoluto. Ed è subito l'esordio, precoce, ben promettente.
Big Muff